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31.03.2015

La diplomazia deve sostenere le imprese

Una delle maggiori sfide per la diplomazia negli ultimi anni è stata la promozione dell'interscambio commerciale con l'estero e la conseguente promozione dell'internazionalizzazione delle imprese. Nel corso dell'incontro presso la Camera Italo-Ceca, ne abbiamo parlato con il sen. Benedetto della Vedova, Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri.

Negli ultimi anni, anche per gli effetti della crisi, è stato dato molto rilievo a un approccio attivo della rete diplomatica nella promozione delle aziende italiane all'estero. Come opera il Ministero degli Affari Esteri per dare sostegno a questo bisogno?

Oggi la chiave della crescita – a livello di singola impresa ma anche a livello complessivo – si trova all’estero, non sul mercato nazionale. L’internazionalizzazione è diventata un requisito essenziale per la crescita e per la competitività delle imprese italiane. La Farnesina ha quindi oggi una responsabilità speciale nel sostegno ai nostri operatori sui mercati esteri, attraverso la rete delle Ambasciate e dei Consolati nel mondo. Una rete che non appartiene al solo Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ma che costituisce un asset a disposizione delle imprese italiane. Una rete chiamata a interagire con le altre reti al servizio delle imprese, in primis quella dell’Agenzia ICE, ma anche quella delle Camere di Commercio Italiane all’Estero e a dare coerenza alle varie attività promozionali, inquadrandole in una visione strategica dei nostri interessi economici sullo scenario globale, che tiene conto delle nostre esigenze di sicurezza, della nostra presenza culturale, del ruolo delle comunità di origine italiana in ciascuno dei mercati esteri. Una rete, infine, la cui stessa articolazione si evolve in funzione degli interessi delle nostre imprese, come conferma la recente apertura di una nuova Ambasciata in Turkmenistan e di nuovi Consolati a Chongqing in Cina e a Ho Chi Minh City in Vietnam, cioè in alcune delle aree emergenti economicamente più promettenti.

Quale ruolo giocano in questa strategia i Paesi – mercati emergenti, come la Repubblica Ceca, recentemente entrati nella comunità europea?

Personalmente definirei la Repubblica Ceca non un mercato emergente, quanto piuttosto una parte del grande mercato dell’Unione Europea che dobbiamo considerare sempre più un mercato interno, per prossimità geografica, riferimenti normativi e integrazione infrastrutturale. Premesso ciò, la Repubblica Ceca resta un partner particolarmente attraente per l’Italia: nel 2014 l'export italiano ha raggiunto 4,66 miliardi, crescendo del 10% su base annua (secondo i dati ICE) e concentrandosi nei settori ad alto valore aggiunto quali la componentistica automotive, i macchinari e le apparecchiature di impiego generale. Gli investimenti italiani, già consistenti nei comparti manifatturiero e dei servizi, sono aumentati del 6,2% grazie in particolar modo al consolidamento sul mercato di aziende già presenti come Brembo, Unicredit o Comdata.  È evidente dunque che la Repubblica Ceca rappresenti, all’interno dell’UE, un Paese ricco di opportunità, in virtù sia del business climate sempre più favorevole agli investimenti, sia della domanda di beni e infrastrutture alimentato dalla crescita economica.

In questo approccio attivo quale dovrebbe essere precisamente il ruolo del corpo diplomatico? Pensa che dovrebbe concentrarsi sulle grandi gare di appalto internazionali, dove è d'uso che i governi intervengano nelle trattative, oppure dovrebbe prestare sostegno anche alle PMI?

Il ruolo della rete diplomatico-consolare è fondamentale nel sostenere le nostre imprese sui mercati esteri, sia con un’attività di informazione e orientamento ai mercati, sia nei rapporti istituzionali con le autorità locali. È vero che il ruolo di Ambasciate e Consolati è più evidente con riferimento alle grandi gare di appalto, che coinvolgono più direttamente gli interlocutori pubblici locali, ma le assicuro che la Farnesina e la rete diplomatico-consolare operano quotidianamente al fianco di migliaia di PMI italiane, sia fornendo loro un orientamento ai mercati, sia indirizzandole verso altri soggetti per un’assistenza operativa sul piano commerciale, sia valorizzando la loro attività presso gli interlocutori locali. Questa attività a beneficio dell’intero spettro del nostro sistema imprenditoriale è ben evidenziata dal ruolo di copresidente che la Farnesina esercita insieme al Ministero dello Sviluppo Economico nella Cabina di Regia per l’Internazionalizzazione, che definisce gli indirizzi dell’attività promozionale e al cui interno siedono Confindustria, ABI, Unioncamere, ma anche l’Alleanza delle Cooperative e Rete Imprese Italia.

Lei assieme ad altri settanta parlamentari ha promosso l'Intergruppo per la legalizzazione dei derivati della cannabis. Quali sono le finalità di questo Intergruppo parlamentare?

Faccio una premessa: da parte mia non c’è alcun giudizio positivo sul consumo di cannabis. Il punto è il seguente: per altri consumi nocivi come alcol e tabacco si è intrapreso ormai da decenni un percorso diverso, quello della sensibilizzazione, della dissuasione e della tassazione. Alcol e tabacco non fanno bene e provocano danni sociali e sanitari, eppure nessuno propone di consegnarne al mercato illegale la produzione e il commercio privando così per l'altro l’erario di entrate ingenti. La domanda che allora poniamo è: ha ancora senso lasciare che sia la criminalità organizzata a rifornire i quattro milioni e mezzo di italiani consumatori di spinelli? L’Intergruppo ha un obiettivo concreto: la formazione di un ampio schieramento parlamentare, in grado di parlare con chiarezza all'opinione pubblica e di formulare una proposta di legge chiara e credibile.

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