Intervista a David Mareček, direttore generale della Filarmonica Ceca, che nel 2026 ritorna in programma alla Scala di Milano
L’intervista che segue è stata preparata nel 2025 per l’Annuario CAMIC e riflette il contesto economico e istituzionale di riferimento al momento della sua realizzazione.
La Filarmonica Ceca celebra quest’anno la 130ª stagione e senza dubbio è tra le organizzazioni ceche più conosciute all’estero. Come è stato celebrato questo importante anniversario?
Centotrenta stagioni rappresentano un enorme impegno, ma anche un motivo di grande orgoglio. La Filarmonica Ceca è stata fondata nel 1896 e ancora oggi si basa sugli stessi principi: professionalità, amore per la musica e il desiderio di trasmetterla alle generazioni future, anche attraverso i nostri programmi educativi. L’anniversario arriva in un momento in cui, a mio avviso, l’orchestra ha la maggiore forza degli ultimi decenni. Grazie a Semyon Bychkov, al suo predecessore Jiří Bělohlávek e naturalmente al lavoro incessante di tutti i musicisti, la Filarmonica Ceca è oggi un complesso di livello mondiale. Da tempo non siamo più soltanto un’orchestra ceca con una grande tradizione: siamo un ensemble che rappresenta attivamente la musica ceca e la Repubblica Ceca in tutto il mondo.
All’inizio della stagione siamo partiti per una tournée in Giappone, Corea del Sud e Taiwan. Il pubblico lì ama letteralmente la Filarmonica Ceca da decenni e anche quest’anno non è stato diverso: i musicisti ospiti sono percepiti quasi come star del cinema. Naturalmente, ricorderemo il nostro giubileo anche in patria, con un concerto al Rudolfinum, in cui uniremo la musica dal vivo con materiali d’archivio che documentano la storia della Filarmonica Ceca. Con il suono e l’immagine collegheremo così il passato al presente. Suoneremo Dvořák e Smetana, che non possono mancare in una celebrazione come questa. Festeggeremo l’anniversario anche con la pubblicazione dell’integrale delle sinfonie di Gustav Mahler.
A febbraio la Filarmonica Ceca si esibisce al Teatro alla Scala di Milano. Che cosa rappresenta per voi questo concerto?
Esibirsi alla Scala è una festa per qualsiasi orchestra. Non si tratta di una semplice sala da concerto e, per questo, il numero di orchestre che possono essere invitate nel corso di una stagione è molto limitato. Nella stagione 2025/2026 saranno soltanto quattro, compresa la nostra. Per noi è un grande onore e, allo stesso tempo, una conferma del fatto che la Filarmonica Ceca è annoverata tra i migliori complessi del mondo. La nostra orchestra si è esibita alla Scala tre volte in passato: nel 1962 si sono tenuti due concerti sotto la direzione di Karel Ančerl, poi nel 2022 con Semyon Bychkov. La Sesta Sinfonia di Mahler, che abbiamo eseguito allora, ebbe un successo straordinario. Questa volta porteremo Mendelssohn, Ravel e Stravinskij.
Da diversi anni Praga pianifica la costruzione di una nuova sala da concerto. Qual è la posizione della Filarmonica Ceca nei confronti di questo progetto?
Praga merita senza alcun dubbio una sala moderna, con un’acustica di prim’ordine, che manca da tempo nella nostra capitale, nonostante gli splendidi spazi storici a disposizione, come il Rudolfinum. Quest’ultimo possiede un genius loci irripetibile, ma per la grande musica sinfonica ormai non basta, né per capacità né per acustica. Il direttore deve spesso trattenere l’orchestra affinché il suono rimanga “dentro” la sala. Nelle sale moderne come la Elbphilharmonie di Amburgo o la Philharmonie de Paris, l’orchestra può esprimere appieno tutto il proprio potenziale.
La Filarmonica Ceca accoglie quindi con favore il progetto della nuova sala. Non si tratta solo di uno spazio per noi, ma di un investimento nell’infrastruttura culturale dell’intero Paese. Praga potrebbe così collocarsi accanto alle grandi metropoli europee che dispongono di sale moderne di livello mondiale. E sono convinto che una sala di questo tipo attirerebbe non solo i praghesi, ma anche gli ascoltatori da tutta Europa, proprio come oggi si va ad Amburgo o a Helsinki per ascoltare orchestre d’eccellenza in un ambiente acusticamente perfetto.
Allo stesso tempo siamo consapevoli che il progetto vada considerato anche dal punto di vista gestionale ed economico, affinché sia sostenibile nel lungo periodo e serva davvero all’intera comunità musicale. Ma se si riuscirà a unire architettura di qualità, acustica d’eccellenza e una gestione ben studiata, la nuova sala potrà rappresentare un’enorme spinta non solo per la Filarmonica Ceca, ma per l’intera scena musicale ceca e per l’interesse del pubblico verso la musica classica.
La Fondazione Filarmonica Ceca è membro, da gennaio, anche della Camera di Commercio Italo-Ceca. Perché avete deciso di entrare a farne parte e che cosa vi aspettate da questa collaborazione?
Consideriamo l’adesione alla Camera di Commercio Italo-Ceca come una naturale continuazione del nostro impegno di lunga data volto a sviluppare la cooperazione internazionale. La musica è capace di aprire porte che altrimenti rimarrebbero chiuse. I progetti culturali possono diventare straordinari ambasciatori nel rafforzare le relazioni nei settori dell’istruzione, del turismo e dell’imprenditoria. Crediamo che grazie a questo collegamento possano nascere nuove opportunità per la cultura ceca e per la Filarmonica Ceca come rappresentante della Repubblica Ceca in Europa.
La comunità italiana ha una presenza significativa nella Repubblica Ceca e la sua influenza affonda le radici nella nostra storia. Gli italiani portarono nel nostro Paese il Rinascimento e la loro impronta è ancora oggi visibile nei castelli di Český Krumlov, Telč e Litomyšl, monumenti iscritti nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Nel periodo barocco e classicista operarono in Boemia numerosi architetti, pittori e musicisti italiani, che contribuirono in modo decisivo alla formazione della nostra arte e della nostra tradizione musicale. Vorremmo riallacciarci a questi legami storici e approfondire ulteriormente i rapporti con la comunità italiana.



