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27.01.2026

Valentino Valentini: Italia e Repubblica Ceca insieme per un’industria più forte e sostenibile

Secondo il Viceministro Valentino Valentini, la sfida è coniugare innovazione, autonomia strategica e sostenibilità per rilanciare la competitività europea.

L’industria italiana ed europea è in piena trasformazione. Quali passi sono necessari per tornare a una crescita dinamica?

Il mondo industriale italiano ed europeo sta vivendo una trasformazione senza precedenti, guidata dalla doppia transizione verde e digitale. Questi processi rappresentano un’enorme opportunità di crescita, ma anche un rischio di perdita di competitività se non supportati da politiche industriali coordinate e concrete. Il settore automotive è il simbolo di questa sfida: dalla conversione verso l’elettrico alla digitalizzazione delle filiere, l’intero ecosistema produttivo è chiamato a evolvere rapidamente.

Il Clean Industrial Deal è un passo avanti, ma servono azioni più mirate per affrontare i mutamenti globali. È essenziale ricostruire una base industriale autonoma nelle catene di valore critiche per ridurre la dipendenza da Paesi terzi e rafforzare la sicurezza economica. Parallelamente, occorrono incentivi europei strutturati, capaci di sostenere la transizione ecologica e digitale, insieme a norme più semplici e armonizzate.

La competitività passa anche dalla formazione: la transizione richiede nuove competenze e una sinergia stabile tra imprese, università e centri di ricerca. Infine, servono strumenti finanziari mirati per le PMI, cuore del Made in Italy e della manifattura europea. Solo combinando autonomia strategica, innovazione e coesione industriale potremo fare della transizione una leva di crescita sostenibile per l’Italia e per l’Europa.

Pensa che gli USA possano rappresentare anche un’opportunità per rafforzare la cooperazione europea?

Non possiamo leggere il tema dei dazi solo in chiave negativa. In un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche e incertezza sui mercati, serve una valutazione equilibrata degli effetti e delle opportunità che ne derivano.

I dazi imposti dagli Stati Uniti hanno inciso sull’economia italiana ed europea, ma possono anche rappresentare uno stimolo per rafforzare le catene del valore comuni, incentivare la produzione interna e ridurre la dipendenza da mercati esterni. Al tempo stesso, offrono l’occasione di consolidare le collaborazioni intraeuropee, soprattutto in settori strategici come automotive, elettronica e mobilità sostenibile. Italia e Repubblica Ceca, forti di una tradizione manifatturiera complementare, possono trarre vantaggio da progetti condivisi di innovazione e sviluppo industriale.

Sul piano globale, questo scenario incoraggia la diversificazione dei mercati di riferimento: l’Italia, in linea con la strategia UE, sta rafforzando i rapporti con Paesi extraeuropei ad alto potenziale, anche grazie ai numerosi accordi di libero scambio siglati dall’Unione.

Infine, la pressione esterna può diventare un volano per innovazione e produttività: in un contesto competitivo, il vero vantaggio risiede in qualità, tecnologia e valore aggiunto.

Come valuta oggi le relazioni economiche tra questi due paesi e quali settori offrono maggiore potenziale di crescita?

Le relazioni economiche tra Italia e Repubblica Ceca restano solide e dinamiche. Tra gennaio e luglio di quest’anno, l’interscambio ha raggiunto 9,35 miliardi di euro, in crescita del 2,3% rispetto al 2024. L’Italia si conferma il 6° fornitore e il 7° mercato di destinazione per Praga, a dimostrazione della profondità del legame economico.

Un ruolo centrale è svolto dalla Camera di Commercio Italo-Ceca, che favorisce il dialogo tra imprese e istituzioni: iniziative come la conferenza Czech Leaders Meet Italy mostrano risultati concreti di questa collaborazione.

Il settore automotive resta il fulcro dell’interscambio: l’Italia esporta componentistica e tecnologie, mentre importa veicoli e parti ad alto contenuto innovativo. In parallelo, l’automazione, la robotica e l’industria 4.0 offrono nuove opportunità di crescita congiunta.

Anche infrastrutture e transizione verde rappresentano ambiti strategici, con progetti condivisi su reti autostradali, ferroviarie ed energie sostenibili. Infine, l’aerospazio si conferma un settore ad alto potenziale, grazie alla comune vocazione manifatturiera e alla collaborazione bilaterale e in ambito ESA.

Come giudica i risultati ottenuti nella revisione delle norme green e il ruolo della collaborazione con la Repubblica Ceca?

L’Italia sostiene con convinzione la transizione verde, ma con un approccio pragmatico che tenga conto della realtà industriale. In sede UE abbiamo presentato, insieme ad altri Stati membri, un non-paper sul Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), chiedendone una revisione per garantire una transizione ecologica equa e competitiva. Alcune proposte sono state accolte, introducendo maggiore proporzionalità, ma restano rigidità che rischiano di penalizzare le filiere produttive e rallentare gli investimenti.

In questo contesto, la collaborazione tra Italia e Repubblica Ceca è stata decisiva: la posizione comune ha rafforzato il fronte degli Stati che chiedono una transizione più sostenibile anche dal punto di vista industriale. È un esempio concreto di come la cooperazione europea possa bilanciare ambizione ambientale e crescita economica.

Il nostro obiettivo resta chiaro: coniugare sviluppo e sostenibilità, facendo dell’Europa un leader nella transizione verde senza sacrificare la propria base produttiva.

Quali sono le principali novità della Transizione 5.0 e quanti fondi come sostegno delle imprese sono previsti per il 2026?

Il 2026 segna un passaggio cruciale: con la conclusione del PNRR stiamo definendo nuove politiche industriali per garantire continuità ed efficacia nel sostegno alle imprese. Sulla base dell’esperienza di Industria 4.0 e Transizione 5.0, la legge di bilancio 2026 rilancerà la Transizione 5.0 con 4 miliardi di euro di risorse nazionali.

Il programma coniuga transizione tecnologica e green, puntando su autoproduzione energetica, efficienza dei processi e riduzione dei consumi. L’obiettivo è sostenere innovazione, competitività e occupazione, diffondendo tecnologie digitali e intelligenti in tutti i settori industriali.

Una novità importante è la maggiore flessibilità grazie all’uso di fondi nazionali che permette di superare i vincoli del principio europeo DNSH. In questo modo potremo sostenere anche le imprese energivore dei settori della chimica, siderurgia, vetro, carta e ceramica che fino ad oggi sono state penalizzate nell’accesso ai finanziamenti.

Vogliamo così mettere le imprese nelle condizioni di innovare davvero, riducendo la burocrazia, sostenendo la doppia transizione e garantendo programmazione stabile e certezze agli investimenti.

Fonte fotografia: Valentino Valentini e CAMIC

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