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15.10.2020

Oltre l’ottanta percento delle imprese italo-ceche ha implementato lo smart working

La Camera di Commercio e dell’Industria Italo-Ceca ha condotto in agosto un’indagine tra le imprese associate e partner sull’implementazione dello smart working nel funzionamento dell’azienda, che ha coinvolto 150 imprese.

Oltre l’80% delle aziende che hanno partecipato all’indagine ha implementato lo smart working. La maggioranza delle imprese che hanno fatto ricorso a forme di flessibilità è attiva nei servizi, circa il 20% nell’industria. Oltre il 50% lo ha fatto come precauzione dovuta alla situazione epidemiologica, un quinto delle imprese ha adottato il lavoro a distanza per migliorare il funzionamento dell’azienda e il 16% vede lo smart working come puro benefit per i dipendenti.

“Questa indagine ci ha permesso di scattare una fotografia sulle nostre aziende, in merito a uno dei fenomeni più rilevanti degli ultimi anni per il mondo del lavoro – ha commentato Matteo Mariani, Segretario Generale Camic –. Sono emersi alcuni elementi molto interessanti. Innanzitutto, la trasversalità del fenomeno rispetto alle dimensioni delle aziende e ai settori produttivi. In secondo luogo, l’effetto acceleratore dell’emergenza Covid-19. Come dimostrano i dati, questo si ripercuote direttamente sulla gestione delle risorse umane, sul coordinamento dei team distaccati e sulla misurazione delle prestazioni, che sono considerati in generale gli aspetti prioritari ma anche quelli più impegnativi da imprenditori e manager. L’elemento tecnologico paradossalmente sembra passare in secondo piano. A mio avviso, molte aziende lo considerano ormai una sorta di prerequisito”.

Tra le imprese che non hanno implementato lo smart working, prevalgono le imprese industriali, mentre sono meno rappresentate le aziende attive nel terziario. Tra i potenziali effetti negativi, il possibile calo della produttività, temuto dal 44% dei soggetti senza esperienza. “Il tema della ricaduta sulle performance è centrale – nota ancora Mariani –. Circa il 60% delle imprese non registra variazioni significative in questo senso, il 25% riporta un miglioramento e il 17% un peggioramento delle prestazioni. Il dato non varia di fatto tra le aziende che hanno introdotto lo smart working prima della pandemia, per scelta strategica. La maggior parte delle imprese si trova ancora in una fase di assestamento rispetto a questo fenomeno, ma sono convinto che nel medio periodo si possano trarre vantaggi concreti anche in termini di produttività, soprattutto nei servizi ad alto valore aggiunto”.

All’indagine hanno preso parte 150 imprese. In circa due terzi dei casi si tratta di piccole dimensioni (fino a 49 dipendenti), il 20% medie (fino a 249 dipendenti) e il 17% grandi imprese (250 e più dipendenti). Il principale settore di attività sono i servizi e consulenza (48%), seguono industria (22%) e commercio (11%). “Considerando il quadro nel suo insieme, possiamo affermare che la capacità di reazione delle aziende è stata importante. Per molti operatori, l’esperienza forzata dall’emergenza sta divenendo la nuova normalità. Per trasformarlo anche in un elemento di competitività, ogni azienda dovrà trovare il proprio equilibrio e ponderare gli obiettivi di impresa con le esigenze organizzative e quelle dei dipendenti – ha concluso Mariani –. Richiede una trasformazione importante, che tocca direttamente molti ambiti. Per questo stiamo preparando dei momenti di formazione mirata, per sostenere i nostri soci in questo percorso”.

 

Fonte: Camic

Fonte fotografia: Pixabay

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